sabato 25 maggio 2013

I papaveri e la fòrmica/Storia di un tavolo ridipinto



É circa un anno che questo post aspetta di essere scritto e pubblicato. L'anno scorso a maggio avevo dato il via a un restlyling dell'arredamento del porticato, iniziato con il rifacimento della credenza (qui e qui) e continuata con questo tavolino piuttosto bruttino, utilizzato per i più svariati scopi "verdi". Nel frattempo, era praticamente finito, era stato usato anche così:

Massì dai, lo vedete l'angolo da cui spuntano quelle
macchie rosse vicino alla zuccheriera?

Il piano del tavolo è in fòrmica, un laminato ad imitazione legno, opaco e graffiato, mentre il resto della struttura è in metallo. 


Materiale utilizzato: 
  • levigatrice orbitale
  • smalto sintetico brillante NERO
  • smalto trasparente
  • rullo per verniciare di 5 cm di larghezza
  • diluente
  • carta vetrata nelle grane 100 e 230
  • alcool denaturato
  • fogli di carta colorata
  • forbici
  • colla vinavil
  • pellicola trasparente
Dopo varie ricerche in internet, ho scoperto che anche il laminato si può verniciare, se opportunamente preparato. Per prima cosa, bisogna opacizzare la superficie grattandolo con la carta vetrata. A mano è pressochè impossibile, infatti ho utilizzato una piccola levigatrice orbitale con grana media (100).


Non ho dato alcun aggrappante o fondo tipo cementite, ho solo spolverato bene e pulito con alcool; ho usato un piccolo rullo per ogni mano di smalto sintetico brillante, colore nero. Ho dato due mani di vernice, stendendola molto sottile, e passando leggermente la carta vetrata da 230 tra una mano e l'altra.


Poichè per questo smalto bastavano 8 ore di essicazione tra una mano e l'altra, ho dato le due mani in giornata aiutata anche dalla giornata tiepida e ariosa, infatti molto dipende dalle condizioni climatiche; per non dover pulire il rullo3 l'ho chiuso dentro un sacchetto da freezer e sigillato per bene con un'elastico, si è mantenuto benissimo tutta la giornata e la sera sembrava l'avessi appena finito di usare (funziona anche con i pennelli, se qualcuno se lo chiedesse).


Dopo due mani di smalto nero, sia sul piano del tavolo che sul resto della struttura, il tavolo di presentava così: uno specchio.


Volendo ci si poteva fermare qui, ma ho voluto aggiungere una decorazione solo sul bordo, e ho pensato ai papaveri.
Ho colorato un foglio per acquerello con campiture e macchie di colore rosso, come materiale ho usato le ecoline. Ho poi disegnato sul retro del foglio tre tipi di petali in modo approssimativo, uno grosso centrale e due spicchi laterali.


Su un foglio di cartone ho poi composto i fiori, mischiando i petali per avere sfumature di colore sempre diverse per ognuno di essi. Ho poi fatto una prova disponendoli sul bordo del tavolo, nella loro posizione finale. Prima di incollare, la zona del tavolo da decorare và leggermente carteggiata e opacizzata per favorire l'ancoraggio della colla.


Ho usato una pinzetta sia per aiutarmi a tenere i singoli pezzi di carta mentre con un pennello li cospargevo di colla con un pennello, sia per posizionarli sul tavolo. Ho fatto aderire bene ogni pezzetto e, una volta finito di incollare, ho pulito gli eccessi di colla e coperto con pellicola trasparente, tenuto il tutto sotto peso con dei libri e lasciato asciugare fino al giorno dopo.


Infine, per proteggere il decoupage di papaveri, ho dato una prima mano di smalto trasparente solo su di essi utilizzando il pennello, e una seconda mano su tutto il tavolino con il rullo, per uniformare tutto il piano. Potete usare dello smalto trasparente o del flatting per barche, che è più resistente. Ho recentemente letto che si può utilizzare della vernice per parquet, ma non ho ancora fatto l'esperimento, quindi non assicuro niente.


Eccolo qui finito, quasi dispiace usarlo. Il piano è così lucido che riflette la parete rossa alle sue spalle. A proposito: il colore rosso e le macchine digitali (la mia perlomeno) fanno a cazzotti, sembra sempre tutto bruciato o piatto o arancione (se và bene). Vi lascio comunque alla gallery in cui potete anche vedere come gli steli dei fiori li ho dipinti con dello smalto. Ma se mi ricapita faccio anch'essi con la carta.






Ma ricordiamo da cosa sono partita e a cosa sono arrivata:


Sono molto felice di poter spuntare questo post a cui tenevo dalla lista delle cose da pubblicare, è come se tutto fosse traslato di un anno. Posso testimoniare che dopo un anno al freddo e al gelo la vernice non ha fatto il benchè minimo difetto, non si è staccata dal laminato o cose del genere. Ottimo! Ho solo protetto la superficie con un foglio di plastica trasparente tagliato a misura, mia madre di mette sopra i vari si terracotta e non c'è materiale che resista a questo!
A presto!

lunedì 20 maggio 2013

Festa di compleanno/Un anno dopo

(Appena dopo il terremoto ebbi occasione di scrivere qualcosa qui.)

Nel momento in cui scrivo, mezzanotte e venti, esattamente un anno fa avevo appena finito di festeggiare il mio compleanno e in casa si metteva in ordine. Ero inoltre appena tornata da una tre giorni a Firenze, in cui avevo acquistato cosette per me e mia mamma, che aveva compiuto gli anni solo due giorni prima di me. Erano giornate e nottate di forti temporali e improvvise schiarite. Quella notte pensavo fosse un temporale. Credevo di aver lasciato la finestra aperta, perchè sentivo sbattere le ante da tutte le parti. E invece non erano le sole finestre a tremare. Tremava tutta la casa. Un rumore che non saprei descrivere, il rumore della terra che si muove. La casa che si sposta. Le cose che cascano sul pavimento. Mia mamma che urla il mio nome. L'amore della mia vita che cerca di proteggermi. 
Ricordo che stavo per pestare il portatile, ma la spia luminosa me lo ha impedito e con strano sangue freddo l'ho raccolto e portato con me: era l'unica lucetta che funzionava. Poi scendere per le scale, infilare un paio di ballerine al volo, ai piedi delle scale, un'altro rimasuglio di logica perchè fuori a piedi nudi non ci si và. Cosa è successo dopo? Vedevo le auto fare surf sulla strada principale, ho pensato che le tubature si fossero rotte. Non tremavo nemmeno, nonostante il freddo della notte. Quanto tempo è passato? Minuti, secondi, e mio padre che corre sotto casa perchè il pavimento si è spaccato e ha cominciato a fuoriuscire acqua e poi sabbia, proprio come sulla strada in cui le macchine facevano surf. Le stesse macchine che rimarranno bloccate nel mezzo metro di sabbia "liquefatta" che continuerà a uscire ancora a lungo.


Cosa è successo nelle ore successive? Di tutto. Cercare di capire cosa stesse succedendo, come organizzarsi. Fare delle corse in casa per recuperare qualche vestito, qualche coperta, stivali di gomma per potersi muovere in quella melma. Scappare lontano alla minima vibrazione. Telefonare, ma solo con i cellulari (linee fisse ovviamente saltate), a fratelli, amici, parenti per sapere come stessero. In che situazione erano. Quanto grave fosse la cosa. Andare in strada, guardare le altre persone in faccia per capire se loro avessero la risposta. A cosa? A qualunque domanda venisse in mente. Tentare di svegliarsi da quel brutto sogno. Dormire un po', che passato l'effetto della paura mi era piombata addosso una stanchezza epocale, e trovare un giaciglio in macchina. Mangiare la torta di compleanno avanzata la sera prima.


Quello di cui non ci si rende conto, quando si è "la notizia" è la portata della stessa. É successo solo qui? Ci sono vittime? Quanto è grave? Succederà di nuovo? Qualcuno verrà ad aiutarci? C'è qualcuno che ha più bisogno di noi?
Ho appreso le notizie negli altri paesi solo dai giornali, il giorno dopo, e per settimane sono state la mia unica fonte. Non c'era elettricità. Non avevamo il gas. Non avevamo l'acqua. Poi ogni tanto, nei giorni successivi, qualcosa ci davano e qualcosa ci toglievano. Non dormivamo in casa. Non dormivamo in paese. L'auto era il mio letto. Una notte di temporale fortissimo, ho cercato in campagna il posto più lontano da case e alberi che ho potuto. Ho dormito quasi un mese in macchina. Poi la schiena ha vinto. Ho dormito tutta estate su una sdraio a un passo dalla porta di ingresso. Vestita. E poi è arrivato l'inverno e ho iniziato a dormire ne mio letto. Vestita. Poi in pigiama.
Nel frattempo c'è stata la Zona Rossa, e noi che la guardavamo in faccia. Il paese che si svuotava. La paura che la allargassero e mandassero via anche noi. L'ultima casa prima della zona rossa. Alcuni esercizi riprendevano la loro normale attività, più o meno. Altri chiudevano per sempre. Settimane dopo la scuola elementare, che esternamente sembrava intatta, dentro era così inagibile da essere abbattuta. 



Ricostruita a tempo di record, ho potuto votarci alle scorse elezioni. Dentro è tutta colorata. Fuori sembra un gigantesco container. Sarà sicuramente stata costruita a regola d'arte, con criteri antisismici, a risparmio energetico e blabblerie varie. Mi fido. Non me ne frega niente, ma mi fido. Tanto il paese è comunque un fantasma.
Ci sono dei momenti in cui mi prende una profonda amarezza. Per strada, quella in cui le auto facevano surf, mi volto a guardare verso la piazza e vedo solo case vuote o abbattute. Oh, e la nuova scuola elementare. 

Scuola elementare di San Carlo in costruzione quest'inverno.
Davanti all'ingresso, nel cortile, ci hanno messo l'orologio della vecchia scuola elementare. Era una donazione da parte di compaesani emigrati in america, roba degli anni 50, per la scuola elementare che veniva ricostruita dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale. 

La vita ha ripreso a scorrere più o meno normalmente. La casa ha qualche problema, che la rende comunque perfettamente agibile. Ritengo di essere perciò stata molto, molto fortunata, dal punto di vista puramente materiale. Ma niente e nessuno è come prima. Mi ripeto sempre che "Non è come l'Aquila" perchè il confronto non regge, oggettivamente. La cosa peggiore, quella che ha segnato di più tutti quanti, è il fatto inaspettato. La totale impreparazione di fronte all'evento. Perchè qui non poteva accadere. Qui non dovevano avvenire terremoti. Qui eravamo tutti sull'Isola Felice.

A chi legge e pensa che in fondo non sia poi così grave perchè ho fotografato fin da subito tutto quello che ho potuto;  perchè ho la casa; perchè ci sono stati "pochi" (fin troppi) morti; perchè "all'Aquila è stato peggio" (lo sappiamo tutti, io per prima); spero non dobbiate scoprire mai cosa vuol dire sentire  e continuare a sentire quel rumore terribile della terra che esplode, della vostra casa che si sposta, delle votre cose che vi cadono addosso. Solidarietà assoluta a chiunque abbia subito un'evento sismico piccolo o grande; solidarietà a chi ha subito alluvioni, che siano salite alla ribalta della cronaca o siano finite all'ultima pagina di un quotidiano locale; solidarietà a chiunque abbia visto la propria vita cambiata, sconvolta, segnata dalla propria impotenza di fronte allo scatenarsi della natura. E scoprire,  in un paese senza elettricità in quella prima notte da terremotati, che la notte è veramente buia.

sabato 13 aprile 2013

The Green House/Prologo/casa nuova vita nuova

MI SPOSO! Prima o poi.
Intanto la casa è da sistemare. Da sistemare moltissimo. Appartamento di costruzione anni '80, iniziato e interrotto. Tutti i pavimenti da fare, gli impianti idraulici ed elettrici da rifare, porte assenti, finestre in malattia (c'è giusto il telaio in legno da dipingere), pareti da erigere, pareti da abbattere, giusto i bagni sono fatti ma mai utilizzati e sinceramente inguardabili. Insomma, ci sarà da divertirsi!
Totale metratura appartamento circa 160 metri quadri; qui sotto la planimetria originale con l'immenso ambiente unico della zona giorno e anche una panoramica di foto di come si presentava tutta l'area (pieno di mobili accatastati poichè l'appartamento veniva usato come magazzino).



Ah, c'è anche il buco per un caminetto da coprire. Qui sotto invece il progetto con la nuova divisione dell'area giorno e della costruzione di una cabina armadio.


Ed ecco il progetto finale, anche se per ora è ancora tutto sulla carta. Gli impianti idraulici sono stati fatti, per l'impianto elettrico è questione di giorni (a discrezione del signor elettricista in pratica) e per il muratore si partirà subito dopo. Intanto una carrellata di foto di ogni ambiente giusto per capire lo stato (pietoso) delle cose.







I bagni meritano un discorso a parte. Mentre per il resto dell'appartamento ci sono delle spese obbligate (impianti luce/acqua/gas, pavimenti, porte, cucina) da cui non ci si può esimere, anche se i bagni fanno pietà e li rifarei completamente all'istante (e con me anche il futuro sposo), non è strettamente necessario sfasciarli subito perchè già le altre spese sono più che sufficienti. Quindi ho deciso di intervenire personalmente sulla faccenda ed è qui infatti che mi sto "divertendo" in questi giorni.

Per ora mi fermo qui, che ho già tediato abbastanza.
A presto!


venerdì 15 marzo 2013

Il Kal della knitter perfetta "Guardaroba ideale" /Vedo Nero


Ci ho messo più di un mese ma finalmente anch'io partecipo attivamente al "Kal della knitter perfetta"! Se cliccate sul banner sopra accederete direttamente alla pagina facebook dell'evento, in cui troverete tutte le spiegazioni e la lista dei capi da realizzare. Inoltre si può seguire l'evento anche su Ravelry, qui: http://www.ravelry.com/groups/stitchn-spritz-trieste
Grazie a Valentina Cosciani di Artherapy per l'iniziativa, decisamente nelle mie corde!
Avrei voluto partire subito a febbraio quando l'ho scoperto e mi sono unita, ma cause di forza maggiore mi hanno costretto a rimandare (maglia del fratello da finire). A marzo mi si sono liberati i ferri e così ho potuto iniziare proprio dal modello di marzo: (numero 5) golf di cashmere o in ottima lana merino dal taglio classico e abbottonato sul davanti in nero. Ora, sono troppo in bolletta per del cashmere ma mesi fa ho "ereditato" delle rocche di lana merino (nera e nero-fumo) anche se forse un po' sto barando, sono rocche per la maglieria a macchina, ma dopo aver dop... triplicat... Vabbè, ho fatto quasi 10 giri di filo, ma regolarissimo e con un po' di attenzione nel lavorarlo sta venendo una cosa bella bella... Qui sotto il wip:


Non ho mai fatto un top down e, siccome è una delle caratteristiche richieste, ho deciso di iniziare da qui. Il mio problema: non ho seguito un solo schema tra quelli proposti. Non è obbligatorio, anzi, ma magari uno schema aiuta specie se si è alle prime armi con una tecnica nuova... ma niente: sono testarda più di un mulo e ho deciso di farmene uno mio, a sentimento, sono partita con una vaga idea in testa e ora vedo dove mi porta il cuore... Cose positive: la mia spacciatrice di lana si è rifornita di ferri circolari fino al numero 12 (e di ferri diritti fino al numero... 25!!!!) e ho iniziato ad ampliare la mia collezione. Per questo cardigan ho inaugurato i circolari numero 6 e in più, altra cosa positiva, ho iniziato ad usare la tecnica continental per la lavorazione con i circolari, che è infinitamente più pratica e veloce (ma solo con i circolari, con i ferri dritti torno alla vecchia scuola english).

Ora, non avrei mai creduto di dover ringraziare la Sanità italiana per la realizzazione di questo cardigan: per qualche infausta congiunzione astrale, facendo da "accompagnatore" tra visite mediche di routine e soggiorni fuori programma al Pronto Soccorso (niente di grave), in 4 giorni ho realizzato il 90 per cento di quello che vedete in foto. Solo ad attendere il proprio turno. Grazie  a tutti, specie al Pronto Soccorso. Stavo bene anche senza. Tant'è.
Capito ora il "Vedo Nero"?

A presto!

venerdì 22 febbraio 2013

Un fiocco alla volta/W.I.P.


C'è appena appena un po' di neve. E mentre fuori il tempo fa quel che vuole, io proseguo con il cardigan da uomo per il fratello. Ho fatto il dietro, i due davantini, una manica e ora sto facendo l'altra. Bene così.

A presto!

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